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INIZIO CORSI 2019 30 SETTEMBRE TUTTI I LUN. MER. VEN. DALLE ORE 20.00


INTRODUZIONE

Il termine Kung Fu (Gong Fu in lingua ufficiale) è indicato per definire l’eccezionale abilità ad eseguire un lavoro duro, meticoloso, raffinato. Con l’avvento dei Film, il termine Kung Fu in occidente è comunemente utilizzato come sinonimo di Wu Shu termine più appropriato per indicare le arti marziali cinesi. Wu Shu Kung Fu identificherebbe una formidabile abilità nelle arti marziali. Lo stesso training (allenamento) di Wu Shu, viene descritto dall’ideogramma Kung Fu.
Il Wu Shu si distingue in Wu Shu moderno ( sportivo, agonistico) e tradizionale. Nell’uso comune Kung Fu diviene sinonimo di Wu Shu tradizionale.
Esistono diverse centinaia di Scuole di Kung Fu e diversi sistemi di combattimento, questi vengono raggruppati in “stili”. Uno stile di Wu Shu accomuna varie Scuole che hanno le stesse peculiarità di Wu Shu. Per “forme” si intendono le routine, una sequenza di tecniche costruite su una coreografia. Le forme (Tao Lu) sono l’equivalente dei Kata per il Karate.
"Il WuShu ossia l’Arte Marziale Cinese"



LA STORIA
(primo capitolo)
Dietro ogni divisione c’è qualcosa di indiviso;
Dietro ogni discussione c’è qualcosa di indiscutibile;
Il saggio abbraccia il tutto, gli uomini litigano per far valere le loro opinioni;
Così è detto: ogni discussione implica una visione parziale.
(Chang Tsu)

GENEOLOGIA DEL KUNG FU
La maggior parte delle opere dedicate alle arti marziali dell’estremo oriente, attribuiscono la loro lontana origine al monastero Shaolin, nella regione di Honan, presso il fiume giallo; questo edificio appare sotto diversi nomi: Shaolin in Mandarino, SiLum in Cantonese (i due nomi significano: giovane foresta), Shorinji in Giapponese (da cui lo stile di Karate nipponico chiamato Shorinji Kempo, le cui tecniche si ritiene risalgano ai tempi del celebre monastero). Questa asserzione solo in parte corrisponde a verità. La seguente cronologia, renderà più chiaro lo sviluppo della Boxe Cinese e delle altre arti marziali.
2500 a.C. : si trova per la prima volta traccia di una tecnica di lotta ancora primitiva, consistente nell’infilzare l’avversario con l’ausilio di un elmo provvisto di corna: GoTi o ChiaoTi.
VI A.C : la tecnica di lotta si raffina comparendo sotto i nomi di Shang Pu, Shuai Go, Shou Pu. Mille anni più tardi la tecnica terminer? di svilupparsi con l’apporto dell’invasione mongola, si avrà quindi Lung Hua Quan, più scientifica e più veloce, contenente prese studiate anteriormente al Ju Jitsu e Judo nipponico. Contemporaneamente si sviluppava il Qin Na o (Ch’inna): l’arte della chiave di braccio. Perfezionata dagli attuali stili di Kung Fu, integrate nelle loro tecniche, quest’arte detiene tutti i segreti per immobilizzare l’avversario.
All’epoca di Lao Tsu e di Confucio, le arti marziali nobili erano : il tiro con l’arco e l’equitazione. Si trova comunque traccia, in questa epoca di un’arte praticata dalle caste nobiliari e da certi monaci (per ragione evidente, di protezione durante i loro pellegrinaggi, ma anche per ragione di certi insegnamenti Taoisti, secondo i quali, la concentrazione poteva essere favorita dalla pratica costante di certi esercizi fisici). Si è sentito parlare di KungFu nelle storie cinesi sotto diversi nomi: Chi Chi San, Wu Ni, Chi Ni ecc.
I d.C. : Un certo Kwok Yee, avrebbe creato il primo stile di Kung Fu veramente “Schematizzato”, eretto nel metodo: l’arte della lunga mano.
III d.C. : un medico chiamato Hua To (ma potrebbe essere anche un personaggio leggendario, al quale la tradizione popolare attribuì un insieme di scoperte mediche di origine completamente differenti) fece delle ricerche sistematiche, osservando i sistemi di combattimento di cinque animali: tigre, l’orso, il cervo, la scimmia, la gru. Si tratta di un certo numero di gesti di combattimento che si ritrovano attualmente nella maggior parte degli stili di Kung Fu, amalgamati in seguito a quelli di altri animali: serpente, topo, cavallo, mantide religiosa, drago ecc.
VI d.C.: un personaggio straniero giunge al monastero Shaolin: si tratta di Ta Mo (Ta Mo o Daruma Taishi in giapponese è conosciuto anche con il nome di Bodhidharma, l’ “illuminato”, un monaco proveniente dalle Indie del sud, forse Ceylon). L’ipotesi più diffusa è quella che il monaco fosse di origine nobile, e che fosse profondo conoscitore dell’arte indiana di Vajramukiti: tecnica di maneggio di armi, praticato dalle caste guerriere. Certo è che Ta Mo lasciò il marchio indelebile della sua forte personalità. Nel piano spirituale fu all’origine del Buddismo Chan (Zen in giapponese) una corrente di pensiero che darà un’impronta a tutte le arti marziali dell’estremo oriente. Sul piano che interessa direttamente il Kung Fu a lui si attribuisce la messa a punto di alcuni esercizi fisici, destinati a rinvigorire i monaci provati dalle lunghe sedute di meditazione. Secondo alcuni, questi esercizi, non erano altro che delle “Asanas” (posizioni) dello Yoga, secondo altri un’originale tecnica da combattimento: Shih Pa Lo Han Shou, “le 18 mani di Han”, metodo ugualmente conosciuto sotto il nome di I Chin Chin o Eki Kin Kyo per le storie giapponesi di arti marziali. Da allora, atorto o a ragione i monaci del monastero della “giovane foresta” ebbero una reputazione di particolare capacit? di combattimento, che li farà conoscere in tutti i paesi.
XII d.C. : Il generale Yao Wei ideò il sistema “Dell’artiglio dell’aquila”.
XIII d.C. : l’eremita taoista Cheng Salm Fung (o Chan San Feng) che visse dentro Hopei, codifica le basi di quello che divenne il sistema interno del Kung Fu (Nei Jai), nel quale si ricerca il movimento dell’energia interna del corpo, piuettosto che la forsa muscolare subordinata all’etò. Dalle sue ricerche nasce il Tai ji Quan (Tai Chi Chuan). Suoi stimati successori furono: Wong Tsung, Ch’en Chou T’ung, Chaing Fa. La provincia di Honan a causa della sua posizione geografica, fu il paese nel quale i maestri si incontravano, per questo nacquero degli stili o dei metodi di combattimento, che coglievano il meglio del Kung Fu interno e del Kung Fu esterno, di cui fa capo lo Shaolin Quan.
XV d.C. : un giovane uomo divenne monaco Shaolin, il suo nome era Chuen Yuan (chiamato anche Kwok Yuen). Egli revisionò l’antico sistema legato a Ta Mo. In un primo tempo ordin? in 72 tecniche; poi sempre insoddisfatto, si mise alla ricerca di un maestro di Kung Fu al di fuori delle mura monastiche. Nel sud della Cina incontrò maestri come: Pai Yu Feng e Li Chieng che accettarono di aiutarlo nella sua opera rigeneratrice. Fecero una sintesi di ben 170 movimenti che diventarono la nuova base della scuola esterna popolarizzata con il nome di Shaolin. Chuen Yuan ritornò al monastero, Proprio in questo periodo, i monaci ebbero la reputazione di essere invincibili.
XVIII d.C. : la Cina passata sotto le autorità Mandarine: dappertutto si svilupparono focolai contro l’oppressore. I monasteri, terra di asilo per i capi della resistenza, furono particolarmente odiati dalla nuova dinastia che disperse con forza le comunità monastiche. Attacato dalle truppe il monastero Shaolin, dopo una accanita resistenza si arrese e fu distrutto. Secondo la tradizione, cinque esperti di Kung Fu fuggirono assicurando la sopravvivenza dell’arte secolare. Sarà l’origine dei 5 metodi di Kung Fu della Cina del sud: Hung Gar, Liu Gar, Choy Gar, Li Gar e Mo Gar.
XIX d.C. : Tung Hai Chuan crea nella regione di Pechino la scuola “interna” Ba Gua Jian (Pa Kua Chang).
1850 d.C. : il cristiano Hung Hsiu Chuan lancia la rivolta dei Tai Pings (la setta della “grande purezza”), tenendo per 15 anni le truppe imperiali all’erta. Si sa che egli istruiva i suoi uomini all’uso delle armi bianche e del combattimento a mani nude.
1900 d.C. : Nello Shantoung c’? la rivolta dei “Boxers” ai quali il popolo attribuiva una potenza soprannaturale per il loro grado di efficacia nel combattimento a mani nude. Ma i “pugni della giustizia e della concordia” saranno annientati al tempo dei “55 giorni di Pechino”.
XIX d.C. : nuovo impatto del Kung Fu a Okinawa (Uechi Ryu) che diaspora nel resto dell’Asia combinandosi con metodi local: da queste sintesi nascono il Pukulan, il pentiak Silat, il Kuntow, il Serak ecc.
Dal 1912 al periodo di guerre civili in Cina nel corso delle quali il Kung Fu si svilupp? anarchicamente in seno alle societ? segrete, che si battevano contro tutto ci? che minacciava la civilizzazione cinese tradizionale, e all’interno dei gruppi militari (talvolta truppe mercenarie) per il bisogno dei terribili “Signori della Guerra”: potenze locali senza legge n? fede che stimolavano allenamento fisico dei loro mercenari.
1927. Rivo-luzione De-mocratica
Chang Kai Tchek al potere:
1917 d.C. : il giovane Mao Tse Tung, allora 21enne, redige uno “studio sulla cultura fisica”, nel quale appare gi? il suo desiderio di una pratica di massa in cui le arti tradizionali dovranno avere buona parte.
Verso 1920 : sotto il regime Kuoming Tang si assiste al primo tentativo di riprendere le redini del Wu Shu (termine che letteralmente significa arte marziale sinonimo di Kung Fu. Letteralmente esercizio eseguito con abilità).
Dopo 1930 : si verificarono i primi incontri ufficiali fra esperti di Wu Shu, ma le difficoltà politiche del paese e la guerra con il Giappone diedero un colpo di arresto allo sviluppo delle arti marziali tradizionali.
1945 : si conoscevano due grandi associazioni di Kung Fu su scala nazionale: l’Istituto Centrale di Boxe Nazionale e Cultura Fisica e l’Associazione di Boxe Cinese.
Dopo il 1949 le arti marziali ebbero evoluzioni differenti: nella Repubblica Popolare Cinese si diede risalto soprattutto alla cultura fisica; c’è il rilancio dell’ “arte del pugno”, come d’altre parte di tutti gli sports, considerati dal regine come eccellente mezzo di sviluppo fisico e morale della nazione. La finalità del Kung Fu è cambiata. Gli sono preferite le forme di Wu Shu moderno, con esercizi terapeudici e non destinati unicamente al combattimento reale. Tuttavia rimmangono in Cina Popolare vecchi maestri, formidabili per efficacia, ma molto difficili da rintracciare in particolare in Cina, visto che gli stessi di solito, sono contro il regime che uccideva le nobili tradizioni. A Hong Kong e a Taiwan si è mantenuto fortemente l’orientamento originale del Kung Fu: per i “Si Fu” (maestri), fuggiti prima del regime comunista, vi sono rappresentati tutti gli stili ed è eccezionale il numero delle sale di trattenimento. Questo succede anche nelle più importanti comunità cinesi nel mondo; soprattutto nella costa ovest degli U.S.A. e nella Malesia.
Rivoluzione Comunista Cinese :
STORIA DELLO SHAOLIN QUAN
Il tempio di Shaolin venne fondato nel 400 d.C. (non si conoscono i nomi dei fondatori poich? i documenti bruciarono durante la dinastia Ch’ing). Shaolin sorge sul monte Sung Shan nell’attuale Honan. Verso il 520 d.C., sotto il regno dell’imparatore Wu Ti della dinastia Liang, comparve Ta Mo (Bodhidharma in giapponese) 28 è patriarca della dottrina buddista Chan (Zen in giapponese) e primo patriarca cinese.
La leggenda vuole che Ta Mo si fermò al tempio e vi introdusse le basi della sua religione. A lui si attribuisce lo stile Shi Pa Lo Han Shou (18 mani di Han o dei discepoli di Budda). Il maggior sviluppo del tempio si ebbe sotto la dinastia Sung (960 – 1260 d.C.). In questo periodo i monaci aiutarono gli imperatori a combattere i nemici, insegnando ad essi le loro arti: marziali, religiose e politiche; o prestando la loro opera direttamente.
Nel 1279 d.C. Kubilay Khan (nipote di Gensis Khan) sconfisse l’ultimo imperatore Sung che si uccise a Canton, nasce la dinastia Yuan (1279-1368 d.C.), è l’epoca dei viaggi di Marco Polo. Durante la dinastia Yuan visse uno dei più grandi maestri di shaolin: Chang San Feng, monaco taoista al quale, molte leggende attribuiscono la nascita del Tai Ji Quan. L’invasione mongola è sconfitta nel 1368 e salì al trono Chu Yuan Chang che divenne imperatore con il nome Hung Wu: nasce la dinastia Ming (1368-1644 d.C.). Questa dinastia portò un periodo di splendore in Cina. I monaci riordinarono le tecniche del metodo da combattimento Shaolin. Chuen Yuan, monaco Shaolin, riordina lo shaolin in 72 tecniche fondamentali. Insoddisfatto cerca altri maestri fuori dal monastero.
Un giorno lungo il suo viaggio itinerante, incontrò Li Chen un vecchietto. Il vecchietto si era appena difeso senza fatica da cinque aggressori, che avendo la peggio scapparono. Il maestro Li Chen insegna il suo stile, ma poi rivelo al monaco che esiste un maestro molto più esperto ed abili di lui, il maestro Pai Yu Feng. I tre maestri si recarono al monastero. Misero a punto un sistema di ben 170 tecniche fondamentali e 5 stili principali: stile del Drago, stile della Tigre, stile della Gru, stile del Serpente, stile del Leopardo. Grazie ad una rivolta scoppiata a Pechino salirono al potere in Cina i Manciù (Mandarini) era il 1644. Nacque la dinastia Ching. Il questo periodo il tempio Shaolin diventa luogo di incontro e di rifugio dei perseguitati politici, ribelli verso il nuovo regime: il regime degli invasori Manciù. In questo periodo il famoso monastero, dopo una storica battaglia fra i monaci ed i soldati 100 volte più numerosi, venne messo a fuoco. I monaci superstiti fuggirono nel sud della Cina (Fukien) dove ricostruirono un secondo Monastero Shaolin, ma i Ching bruciarono anche questo secondo tempio, era il 1664. Da questa data inizia la diaspora: tutto si disperde, ma alcuni monaci riescono a sfuggire all’incendio e continuarono nell’anonimato l’opera di diffusione in tutto il territorio cinese, dando origine a varie scuole di Shaolin Quan.
Dopo la rivoluzione culturale cinese, la scuola di Kung Fu Shaolin venne riaperta per proseguire l’opera di sviluppo del Kung Fu; fu ristrutturata per continuare l’opera monastica e di insegnamento degli antichi monaci guerrieri. La scuola è diventata un punto d’incontro per tutti i maestri e cinesi in genere, che trasferiscono le proprie conoscenze sulle tecniche da combattimento, tramandate nello loro famiglie. Questa opera di recupero e di trascrizione, viene effettuata anche in altre parti della Cina nei vari Istituti di Ricerca: vere e proprie scuole adibite allo studio e alla pratica del Kung Fu, il più conosciuto è senz’altro l’Istituto di Ricerca di Pechino.
Nell’antichità c’erano due tipi di abitanti del monastero Shaolin: i monaci che meditavano, pregavano, si prefiggevano l’ascesa spirituale; profughi politici, che si battevano per la restaurazione dell’impero Ming. Questi ultimi erano dei militari, addestrati non solo nel combattimento a mani nude, ma anche nell’uso delle armi: sciabole, spade, lance alabarde ecc.
Le regole del Monastero erano rigidissime, lo studio era pesante, infine per potersi chiamare Shaolin c’erano tra le altre tre prove: un esame orale sulla religione, sulle scienze apprese, e sulle teorie dei sistemi da combattimento; dei combattimenti contro Monaci più esperti; infine se le altre due prove venivano superate, l’esame finale consisteva nell’introdursi nei sotterranei del Tempio, dove c’erano 108 manichini meccanici armati, ognuno dei quali infieriva una tecnica mortale al malcapitato, qualora passasse in quella determinata zona.
Questi fantocci erano attrezzati anche con armi, erano costruiti in modo da reagire diversamente uno dall’altro se venivano colpiti, reazioni diverse anche se si colpiva lo stesso manichino. L’esaminando doveva passare nei corridoi del sotterraneo e colpire, uno per uno tutti i manichini, che lo attaccavano lungo in corridoio, abbattendoli. Se infine riusciva a passare (e sopravvivere) a questa prova, doveva rimuovere una lastra incandescente pesante circa 250 Kg. Quest’ultima lasciava a fuoco sugli avambracci i simboli di un drago e una tigre: cicatrici indelebili a testimonianza di una vita dedicata alla vita monastica e allo Shaolin.